Strage Bologna, spunta secondo passaporto falso utilizzato da un’altra donna 

Pubblicato da in data 19 Ottobre 2019

Strage Bologna, spunta secondo passaporto falso utilizzato da un'altra donna

Pubblicato il: 20/10/2019 15:13

Spunta un secondo passaporto falso utilizzato a Bologna nell’immediatezza della strage del 2 agosto 1980. E, anche stavolta, come per la sedicente cilena Juanita Jaramillo di cui ha parlato per la prima volta Adnkronos negli scorsi giorni, il documento di identità contraffatto è stato presentato alla reception dell’hotel Milano Excelsior, che si trovava proprio di fronte alla stazione, da un’altra misteriosa donna nascosta dietro l’identità fasulla della 44enne basca Maria Quintana, nata a Bilbao il 5 marzo 1936 e residente in Venezuela.

Anche la sedicente Maria Quintana avrebbe soggiornato, fra il 31 luglio 1980 e il 1 agosto, il giorno precedente la strage, nell’hotel le cui finestre consentivano di vedere proprio la sala d’aspetto di seconda classe dove è esplosa la bomba. Anche nel caso del passaporto della basca Maria Quintana, nata in Venezuela, come per la cilena Juanita Jaramillo, il capo della polizia scrive il 20 febbraio 1981 al questore di Bologna e al Direttore della Criminalpol per segnalare che il documento è stato alterato “dagli stessi possessori o da altri”.

Va ricordato che passaporti falsi venivano costantemente utilizzati da terroristi palestinesi e dal venezuelano Carlos “Lo Sciacallo” per compiere attentati e trasporti di armi ed esplosivi, anche in Italia come abbiamo documentato nei giorni scorsi. Due passaporti cileni falsi che utilizzava Carlos, fra i sei contraffatti che l’intelligence francese identificò, vennero ritrovati, assieme ad armi, munizioni ed esplosivo ad alto potenziale, a Londra, nell’appartamento di un’altra basca, la cameriera Angela Otaola, che venne arrestata dalla polizia perché ritenuta fiancheggiatrice del superterrorista venezuelano fuggito nella capitale britannica dopo aver ucciso a Parigi, in un conflitto a fuoco, due agenti dello Dst francese, il servizio di controspionaggio.

Ma quelli della basca Maria Quintana e della cilena Juanita Jaramillo non sono gli unici due passaporti utilizzati all’Hotel Milano Excelsior di Bologna ad attirare l’attenzione degli investigatori fra i 23 ospiti dell’albergo che erano lì nei giorni immediatamente precedenti la strage del 2 agosto 1980.

Sempre il ministero dell’Interno – Investigazioni generali Operazioni speciali Ufficio Centrale – segnala con una nota il nominativo di Mara Diukè o Djukiè nata ad Adorsvici, in Iugoslavia, il 17 giugno 1958. La Djukiè esibisce al desk dell’albergo che si affaccia proprio sul piazzale della stazione il passaporto numero 858295 rilasciato nel 1979.

Subito dopo la strage di Bologna gli investigatori vanno a ricontrollare tutti i nominativi delle persone che si trovavano negli alberghi cittadini nei giorni dell’attentato. E selezionano, oltre al nome di Juanita Jaramillo e a quello di Maria Quintana, anche il nome di Mara Djukiè chiedendo chiarimenti al Servizio segreto collegato. In questo caso, “per quanto riguarda Mara Djukiè – ammette il ministero dell’Interno – non si dispone di alcun altro elemento utile per la sua identificazione”.

Chi è questa terza misteriosa donna, anch’essa non identificata, come Juanita Jaramillo e Maria Quintana, che resta nell’ombra da 39 anni e che in quei giorni si trova certamente a Bologna? Resta ancora un mistero, come tanti che riguardano la strage del 2 agosto 1980, a cominciare dalle presenze registrate in città in quelle ore drammatiche e concitate, dal terrorista del gruppo Carlos Thomas Kram al brigatista che sequestrò il giudice Sossi Francesco Marra.


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