ArcelorMittal, pm: “Strumentale riferimento a scudo penale” 

Pubblicato da in data 21 Novembre 2019

Ex Ilva, ispezione dei carabinieri a Taranto

(Fotogramma/Ipa)

Pubblicato il: 22/11/2019 14:55

Ispezione del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce all’interno dello stabilimento siderurgico ex Ilva, oggi ArcelorMittal, di Taranto. I controlli si riferirebbero, secondo quanto si apprende, alla denuncia presentata alla Procura della Repubblica del capoluogo jonico dai commissari straordinari e in particolare le bonifiche e la sicurezza all’interno dell’impianto.

Mentre negli uffici dell’ex Ilva di viale Certosa a Milano sono ancora al lavoro gli uomini della Guardia di finanza per acquisire documenti e supporti informatici nell’ambito dell’inchiesta su ArcelorMittal. Martedì scorso erano scattate le prime acquisizioni negli uffici amministrativi dell’ex Ilva dove si trova una mole consistente di atti che potrebbe rivelarsi utile nell’inchiesta della procura di Milano che indaga per reati fiscali e societari.

Intanto la procura di Milano ha depositato l’atto di adesione con cui formalmente entra nella contesa che vede i commissari straordinari dell’ex Ilva contro ArcelorMittal. Il documento è ora sul tavolo del giudice civile Claudio Marangoni davanti al quale il prossimo 27 novembre si discuterà il ricorso d’urgenza con cui i commissari chiedono al gruppo franco-indiano di non recedere dal contratto d’affitto. Nell’atto di adesione ci sono anche le testimonianze acquisite nell’ultima settimana dai pm di Milano Stefano Civardi e Mauro Clerici. Si tratta, da quanto si apprende, dei verbali di alcuni dirigenti che sono stati ascoltati sulla questione relativa proprio al contratto d’affitto e alle intenzioni del gruppo franco-indiano per il futuro di Taranto. In sintesi la linea della procura di Milano è che il contratto è valido e ArcelorMittal è tenuto ad adempierlo.

Nell’atto con cui la procura di Milano si schiera a fianco dei commissari straordinari si evidenzia poi come le recenti testimonianze raccolte dai pm “confortano la fondatezza del grave pericolo incombente” che avvalora il ricorso cautelare d’urgenza, ma anche “lumeggiano la vera causa della disdetta, pretestuosamente ricondotta al venire meno del cosiddetto scudo ambientale abrogato dalla legge 128/2019, ma eziologicamente riconducibile alla crisi d’impresa di ArcelorMittal e alla conseguente volontà di disimpegno dell’imprenditore estero”. Il grado di “strumentalità è reso patente dallo stesso attore che afferma expressis verbis che anche qualora si ripristinasse lo ‘scudo penale’ il processo di fermata degli impianti sarebbe comunque ineluttabile”.

La conclusione è che “lo stato di crisi di ArcelorMittal, essendovi pericolo di diminuzione delle garanzie patrimoniali per il risarcimento di eventuali danni, rende ancor più necessaria ed urgente una pronuncia giudiziale che imponga alle affittuarie dei rami d’azienda di astenersi dalla fermata degli impianti e di adempiere fedelmente e in buona fede alle obbligazioni assunte”.


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