Coronavirus, legale: “Modulo in farmacia per denunciare violenza su donne” 

Pubblicato da in data 24 Marzo 2020

Coronavirus, legale: Modulo in farmacia per denunciare violenza su donne

Pubblicato il: 25/03/2020 21:12

(di Antonietta Ferrante) – Un modello prestampato, semplice, dove indicare poche generalità e attivare così l’intervento delle forze dell’ordine mettendo fine alla violenza domestica. A lanciare l’idea attraverso l’Adnkronos, per la quale basterebbe un semplice intervento del governo, è Elisabetta Aldrovandi avvocato, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime e garante regionale per la tutela delle vittime di reato per la Lombardia.

L’emergenza coronavirus costringe tutti a rimanere in casa, ma per una vittima può essere un incubo. Denunciare, quando si condivide lo stesso spazio e le uscite sono centellinate, diventa un’impresa pericolosa che si può pagare a caro prezzo, così come continuare a tacere. Un campanello d’allarme che ha messo in moto lo stesso governo che ha attivato una nuova campagna pubblicitaria contro la violenza domestica.

“Vivere sotto lo stesso tetto tutta la giornata disincentiva, crea insicurezza, si teme vista la situazione che sia ancora più difficile pensare di potersi allontanare. Prendere il telefono con la paura di essere ascoltate è un deterrente, così come è complicato giustificare un’uscita”. Timori che i numeri restituiscono chiaramente: crollano le denunce, dimezzate nelle ultime due settimane le richieste di aiuto al 1522, il servizio gratuito promosso dalla Presidenza del Consiglio e gestito da Telefono Rosa.

Eppure la soluzione potrebbe essere banale: “Prendendo esempio dalla Spagna dove è nata la campagna Mascarilla-19, in questo momento basterebbe una semplice postilla in un decreto del governo per semplificare la vita alle vittime di violenza e consentire di presentare denuncia in farmacia con un semplice modulo. La farmacia rientra tra gli spostamenti consentiti e il modulo verrebbe consegnato tempestivamente alle forze dell’ordine. E’ un sistema semplice per salvare vite”, spiega il legale che ricorda come la normativa sul codice rosso, che prevede l’ascolto della vittima entro 72 ore dalla denuncia, “è in vigore anche con il coronavirus”.

Se nei centri antiviolenza mancano anche dispositivi medici di sicurezza, l’appello al governo è di “fondi aggiuntivi da mettere subito a disposizione per poter incrementare il numero delle case rifugio. Non bisogna dimenticare che se prima i bambini andavano a scuola, per cui magari percepivano solo qualcosa, ora rischiano di essere testimoni oculari della violenza”, conclude l’avvocato Aldrovandi.


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