Coronavirus, Silvestri: “Continua la ritirata del virus dall’Italia” 

Pubblicato da in data 4 Maggio 2020

Coronavirus, Silvestri: Continua la ritirata del virus dall'Italia

(Fotogramma)

Pubblicato il: 05/05/2020 08:52

Continua la ritirata di SARS-CoV-2 dall’Italia. Anche oggi è calato, per il ventiduesimo giorno consecutivo, il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per Covid-19 in Italia (da 1501 a 1479 unità), così come il numero dei ricoveri ospedalieri (da 17.242 a 16.823, quindi di ben 419 unità)”. Lo sottolinea Guido Silvestri, docente della Emory University di Atlanta, commentando il report della Protezione Civile nelle sue ‘Pillole di ottimismo – L’ottimismo che viene dalla conoscenza’ sui social. “Negli ultimi tre giorni il calo dei ricoveri in terapia intensiva ha rallentato, vedremo nei prossimi giorni se è un fenomeno duraturo, magari legato alla ridotta mortalità, oppure se è stato solo un artefatto del ponte del 1 maggio. Da notare che, per la prima volta da un mese e mezzo, il numero dei decessi per Covid-19 in Italia è sotto i 200 per due giorni consecutivi”, conclude.

“Ribadisco i miei complimenti ai colleghi degli ospedali San Matteo di Pavia e Carlo Poma di Mantova- ed in particolare a Giuseppe De Donno e Massimo Franchini, primari rispettivamente della Pneumologia e del Servizio Trasfusionale a Mantova – che hanno fatto da pionieri, in Italia, dell’uso di plasma di soggetti convascenti come terapia dei casi severi di Covid-19. Al momento hanno trattato 82 pazienti con buoni risultati e minima tossicità, quindi in accordo con le esperienze dei medici cinesi e quelle degli studi, peraltro molto più grandi, condotti qui in America”.

“Senza voler smorzare l’entusiasmo e l’orgoglio di questi bravissimi colleghi (e quelli dei loro sostenitori nei social), è bene ricordare che l’uso di plasma o siero convalescente per trattare malattie infettive è stato introdotto nella pratica medica da oltre un secolo. Nel Department of Pathology alla Emory lo abbiamo usato con successo nel 2015 in pazienti con Ebola”. Inoltre “nel caso di Covid-19 – ricorda il virologo – il plasma convalescente è stato usato in vari studi effettuati durante la prima fase della pandemia in Cina e sul tema due miei vice-direttori, John Roback e Jeannette Guarner, hanno scritto un editoriale pubblicato sul prestigioso Jama il 27 marzo 2020”. In America, infatti, “il trattamento è approvato dalla Fda nel marzo 2020, e ad oggi sono stati praticati gratuitamente oltre 5.200 trattamenti con plasma donato da oltre 8.000 soggetti convalescenti”.

Tutto bene, dunque? “Come sempre in medicina – evidenzia Silvestri – è importante attendere il risultato di studi controllati prima di emettere giudizi definitivi in termini di efficacia di un trattamento terapeutico. Tra i vantaggi del trattamento, oltre alla promettente efficacia, segnalo anche il costo basso e la grande sicurezza. Aggiungo, da vecchio ‘romantico’ della medicina – e da figlio di un primario di Centro Trasfusionale che considerava la donazione di sangue un grande gesto di solidarietà – che mi piace molto l’idea di una terapia resa possibile dallo sforzo generoso di persone che, guarite da una malattia, vogliono fare qualcosa di utile per i propri simili meno fortunati di loro”.

I limiti principali del trattamento “sono la virtuale impossibilità di standardizzazione (vista la variabilità da donatore a donatore) e, durante la prima fase della pandemia, la scarsa disponibilità di donatori”, conclude l’esperto.


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