Facebook ‘ripristina’ foto cippo El Alamein e si scusa: “Un errore”  

Pubblicato da in data 30 Giugno 2020

Facebook: foto cippo El Alamein 'viola standard', decine di account sospesi

Pubblicato il: 01/07/2020 18:55

Anche il ricordo di El Alamein ‘viola gli standard’ di Facebook. In queste ore stanno arrivando infatti decine di segnalazioni da parte di utenti del social network, i cui account sono stati bloccati per aver postato il cippo della battaglia, con su scritto “Mancò la fortuna, non il coraggio”. Tra questi lo scrittore giornalista Roberto Alfatti Appetiti, commissario di Fratelli d’Italia Avezzano.

“Ho semplicemente postato la foto della targa di El Alamein in occasione dell’anniversario dello scoppio della prima battaglia (1 luglio 1942) – racconta Alfatti all’Adnkronos – e pochi minuti dopo mi è arrivata la notifica da parte di Facebook in cui mi è stata comunicata la sospensione dell’account per 24 ore. La motivazione: ‘Il tuo post viola i nostri standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose’. Sono rimasto senza parole”.

“Ma non lo sanno che la battaglia di El Alamein, in cui mio padre venne fatto prigioniero a Tobruch, venne combattuta quando il fascismo non era ancora caduto? Era quindi l’esercito ufficiale del Regno in battaglia, non quello della tanto contestata Repubblica Sociale Italiana” commenta all’Adnkronos il vice presidente del Senato Ignazio La Russa.

“Quanta ignoranza – prosegue l’ex ministro della Difesa – sta diventando insopportabile questo voler a tutti i costi riscrivere e cancellare la storia senza nemmeno poi conoscerla. Una battaglia, quella di El Alamein, in cui gli inglesi resero l’onore delle armi ai combattenti della Folgore e ancora oggi ministri e presidenti del Consiglio rendono omaggio a quegli eroi”.

“Mi pare davvero strano. Inspiegabile. Non esiste nulla di pericoloso nel postare una foto di una battaglia combattuta dai nostri soldati. Il taglio della libertà non meriterebbe nemmeno un commento” dice all’Adnkronos Vittorio Orlando, presidente dell’Anrra (Associazione Nazionale reduci e rimpatriati d’Africa). “Il voler censurare – prosegue – a tutti costi persone che ricordano la storia mi fa sorridere veramente. Penso che abbiamo raggiunto livelli imbarazzanti. Questo meccanismo sta prendendo una deriva pericolosa. Sono costernato”.


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