Mafia: a ‘Un mare di libri’ il giudice Guarnotta ricorda l’esperienza con Falcone e Borsellino 

Pubblicato da in data 28 Luglio 2020

A 'Un mare di libri' il giudice Guarnotta ricorda il pool antimafia di Falcone e Borsellino

Il giudice Leonardo Guarnotta

Pubblicato il: 29/07/2020 13:21

Ultimo appuntamento, domani, con ‘Un Mare Di Libri’, la kermesse letteraria di Terrasini (Palermo), giunta alla quinta edizione. Alle ore 19, presso palazzo d’Aumale, lungomare Peppino Impastato, la prima presentazione nazionale del libro ‘C’era una volta il pool antimafia – I miei anni nel bunker’ (Casa editrice Zolfo) dell’ex magistrato Leonardo Guarnotta, “il racconto di quegli straordinari uomini che hanno fatto la storia della lotta alla mafia”. A conversare con l’autore i giornalisti Attilio Bolzoni e Elvira Terranova.

Guarnotta nel libro ricorda gli anni trascorsi nel pool e quella telefonata di Antonino Caponnetto che nel 1984 gli ha cambiato la vita. “Cosa ricordo di quel giorno? Ricordo tutto, come se fosse ieri. Correva il mese di aprile del 1984. Mi trovo nel mio ufficio quando squilla il telefono, alzo la cornetta e, dall’altro capo del filo, sento la voce inconfondibile del nostro consigliere, il quale, senza tanti preamboli, chiede la mia disponibilità a entrare a far parte, insieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello, del pool antimafia già formalmente costituito nel mese di novembre 1983 – racconta nel libro Guarnotta – Mi spiega che l’inchiesta assegnata a Falcone stava lievitando, era sterminata e che, per fare fronte alla enorme mole degli atti processuali, alla complessità delle indagini e ai quotidiani impegni, era necessario dotare il pool di un altro componente, e che la sua scelta, anche dietro suggerimento di Falcone, Borsellino e Di Lello, era caduta, tra tutti gli altri giudici istruttori in servizio (pure tra coloro che vantavano maggiore anzianità di carriera e maggiore esperienza), sulla mia persona”.

“C’era bisogno di qualcun altro che si impegnasse anima e corpo a “scalare” quella montagna di carte, di assegni, di intercettazioni, di informative, di relazioni di servizio, di vecchi rapporti giudiziari sepolti negli archivi. Rimasi sorpreso e lusingato dalla proposta e, in verità, anche un po’ frastornato. Chiesi a Caponnetto di concedermi del tempo per decidere. Ma la cosa che mi fu subito chiara era che se avessi accettato la vita mia e della mia famiglia sarebbe cambiata per sempre. A cominciare dalla libertà”, dice ancora Guarnotta.


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