Fauci: “50% casi Covid da asintomatici, mascherina sempre” 

Pubblicato da in data 27 Ottobre 2020

Fauci: 50% casi Covid da asintomatici, mascherina sempre

Foto AFP

Pubblicato il: 28/10/2020 16:17

“Recenti evidenze suggeriscono che fino al 40-45% delle persone infettate da Sars-CoV-2 può non presentare mai dei sintomi, ma essere comunque in grado di trasmettere il virus”. Con il risultato che “la trasmissione da infettati asintomatici può essere responsabile di oltre il 50% dei contagi nei focolai di Covid-19”. Lo scrive l’immunologo della Casa Bianca Anthony Fauci, in un articolo firmato insieme a due colleghi e pubblicato online su ‘Jama’.

“Siccome è ormai chiaro che le persone in grado di trasmettere il virus non possono essere identificate sulla base dei sintomi – avvertono gli autori – bisogna indossare sempre la mascherina in pubblico per contenere i contagi”.

Se “un vaccino efficace e sicuro sarà cruciale” nel controllo di “una pandemia che in 10 mesi ha raggiunto proporzioni storiche”, e nel “recupero di molte attività della normale vita quotidiana”, Fauci e i co-firmatari dell’articolo – Andrea M. Lerner e Gregory K. Folkers – sottolineano che “strumenti di protezione ‘a bassa tecnologia’” restano “essenziali” non solo in attesa di un prodotto-scudo, ma saranno fondamentali almeno “inizialmente anche dopo che un vaccino verrà reso disponibile. Ci vorranno infatti diversi mesi prima che un numero sufficiente di persone possa essere vaccinato arrivando a un’immunità di popolazione”.

“Mascherine, distanziamento fisico, igiene delle mani, test rapidi con isolamento e tracciamento” tempestivi “dei contatti, limiti alle occasioni di aggregazione e di incontro” sono quindi i mezzi di difesa da tenere nella “cassetta degli attrezzi” anti-Covid. Strumenti che saranno “ancora più importanti” nel caso in cui il futuro vaccino contro Sars-CoV-2 “avrà un’efficacia solo moderata, o se la copertura raggiunta sarà bassa”.

Fauci e colleghi stressano in particolare il ruolo della mascherina, precisando che “anche un’attività di testing diffusa è importante, ma da sola è insufficiente al controllo della pandemia. Nessun test è perfetto”, ammoniscono gli scienziati: “Tutti hanno dei limiti nella rilevazione del materiale virale e la possibilità di produrre dei falsi negativi”. Pertanto “fare affidamento soltanto sui test è una strategia inefficace per contenere i contagi, senza l’adozione di comportamenti individuali come appunto l’uso della mascherina e il rispetto del distanziamento”.

Fauci e colleghi evidenziano che “negli Stati Uniti, secondo le stime, l’implementazione della raccomandazione all’uso della mascherina in pubblico ha evitato oltre 200mila casi di Covid-19 al 22 maggio scorso”. Gli scienziati passano poi in rassegna alcuni studi che ne dimostrano l’utilità contro Sars-CoV-2.

Non si tratta – premettono – di trial randomizzati, difficili da condurre sull’argomento, ma di studi osservazionali con i loro limiti. E tuttavia “istruttivi”: una ricerca condotta su 124 famiglie cinesi ha indicato ad esempio che “la maschera indossata a casa da uno o più membri del nucleo familiare prima della comparsa del caso primario di Covid ha ridotto il tasso di trasmissione secondaria”. Ancora, uno studio condotto negli Usa presso un centro medico universitario ha mostrato che “l’uso della mascherina per tutti gli operatori e i pazienti ha diminuito dello 0,49% al giorno il tasso di positività del personale sanitario”.

Quale mascherina indossare in comunità? Promossa la “chirurgica, che può ridurre la diffusione del virus durante l’espirazione”, ma “anche l’efficacia di filtraggio di alcuni materiali utilizzati per le mascherine di tessuto può avvicinarsi a quella delle chirurgiche”, rassicurano gli esperti. Insomma, il messaggio è “mascherina in pubblico, sempre e per tutti”. “Mentre i Paesi di tutto il mondo cercano di far ripartire in sicurezza scuole, aziende e altre attività sociali – concludono Fauci e co-autori – l’uso comunitario delle mascherine, insieme ad altri strumenti di protezione a basso costo e a condotte di buon senso, è e rimarrà cruciale” nella guerra al nuovo coronavirus.


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