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Scandurra: “Carlo Olmo nel film ‘Lupo Bianco’ un vero esempio, la carità ci salverà dal Covid” 

Scandurra: Carlo Olmo nel film 'Lupo Bianco' un vero esempio, la carità ci salverà dal Covid

Maurizio Scandurra

Pubblicato il: 30/12/2020 18:36

“L’amore solidale accende il grande schermo e le storie di periferia si fanno centrali per un Paese che attende finalmente di ripartire e rialzare fieramente la testa. L’esempio trascinante di Carlo Olmo trasforma la piccola Vercelli in una grande capitale di umanità pronta a farsi paradigma anche per il resto d’Italia”. Il giornalista cattolico Maurizio Scandurra commenta con l’Adnkronos la notizia dei preparativi del film ‘Lupo Bianco’, soprannome, appunto del vercellese Carlo Olmo e, da piemontese che conosce da vicino i grandi risvolti delle donazioni di Olmo oltre che da esperto del terzo settore, si sofferma sulla storia di questo benefattore, convinto che “la carità ci salverà dal coronavirus”.

“Nella storia dei popoli e delle civiltà – osserva – è la carità ciò che unisce la dimensione antropica e teistica dell’esistenza. Lo scriveva Cicerone, per il quale ‘l’uomo non è mai così vicino agli dei come quando fa del bene al proprio prossimo’. Idem per i cristiani, con uomo e Dio insieme sullo stesso piano per rincontrarsi nel volto di Gesù che spesso ama nascondersi negli ultimi. Ed è proprio questo intenso abbraccio d’amore a realizzare quello che i Padri D’Oriente chiamano la ‘Theosis’: rammentare all’uomo la sua vocazione divina che è essere come Dio, guardare a Dio e soprattutto fare e agire come Dio. Perché, come ricorda pure San Paolo, la carità è ‘vincolo di perfezione’”.

“Carlo Olmo – sottolinea Scandurra – incarna appieno il pensiero del filosofo e teologo svizzero Alexandre Rodolphe Vinet, per cui ‘Il luogo della carità, così come quello di Dio, è ovunque’. Non stupisce che il Capo dello Stato Sergio Mattarella lo abbia proclamato al merito Cavaliere Bianco del Coronavirus. Già in passato – racconta Scandurra – ha finanziato un appartamento per i familiari dei bambini in cura nell’ospedale oncologico torinese Regina Margherita, realizzato un ospedale Wecare ad Aber in Uganda, 2 aule di un asilo in Perù, l’elettrificazione di un villaggio in Vietnam e una biblioteca per la Fondazione Santina di Don Luigi Ginami.

“Lo scorso ottobre – ricorda Scandurra – ha anche recapitato mobili, elettrodomestici e stufe alle famiglie vercellesi colpite dall’alluvione, indennizzando persino un’autocarrozzeria devastata dalla furia delle acque. Incluso l’acquisto, per una spesa superiore ai 150mila euro, di tre unità mobili per la Protezione Civile dei Comuni calamitati di Borgo Vercelli, Motta De’ Conti e Prarolo”.

“Olmo ha anche consegnato tre ‘Stanze degli Abbracci’ del costo di 50mila euro l’una a Rsa e ospedali infantili piemontesi – evidenzia ancora il giornalista – per consentire ai degenti di riabbracciare i parenti. E istituito un fondo di solidarietà pari ad altri 50mila euro per gli operai della ‘Cerutti’ rimasti senza lavoro proprio sotto le feste. E a riprova del fatto che il bene porta il bene, questa mattina al Carrefour di Vercelli, il primo a donare un carrello di spesa alla tavola del Lupo Bianco lì presente è stato proprio un ex operaio della Cerutti”.

“Carlo Olmo ha avuto anche la capacità di ridare nuova vita agli autobus turistici da troppo tempo con i motori spenti per il Covid. Con i pulmann offerti dalla ditta Viviani di Santhià ha realizzato, infatti, sette ‘Charity Tour’ stipati all’inverosimile di beni di prima necessità, giocattoli e tablet per le famiglie povere vercellesi per un totale di ben 25 tonnellate di derrate alimentari distribuite da marzo a oggi. Iniziative straordinarie – conclude Scandurra – frutto di una carità senza precedenti e contagiosa che, proprio come nella Torino ottocentesca di Don Bosco e del Cottolengo, coinvolge attivamente numerosissimi suoi concittadini: tutti volontari spontanei in prima linea, stretti attorno al più grande benefattore di Vercelli dal dopoguerra a oggi. Perché, come insegna San Giovanni Paolo II, ‘la vita è un dono’. E questo il Lupo Bianco lo sa bene”. (di Veronica Marino)