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Studenti occupano ex lucernario Sapienza: “E’ ora di pretendere risposte” 

Un gruppo di studenti e studentesse hanno occupano l’ex lucernario, lo stabile all’interno della città universitaria della Sapienza, già occupato e sgomberato sei anni fa. “Lo avevamo preannunciato, il tempo sta finendo e l’ora di pretendere risposte è arrivata” dicono tra fumogeni e cartelloni che invocano spazi “negati”. “Al suo sgombero, nell’estate del 2014, il Lucernario – ricordano i ragazzi – venne distrutto e di fatto resta da più di cinque anni inagibile. Questo è il simbolo di una politica universitaria che da una parte ci racconta che non esistono spazi da mettere a disposizione degli studenti e delle studentesse e che dall’altra distrugge interi stabili pur di non dare spazio all’autorganizzazione degli studenti”.

“Ci viene raccontato che gli spazi del nostro ateneo non sono sufficienti per garantire un rientro in sicurezza – incalzano – eppure questo spazio è solo uno dei tantissimi stabili abbandonati di proprietà della Sapienza. È proprio su questa amministrazione universitaria che pretendiamo risposte. Ci chiediamo come sia possibile che di fronte ad un evidente mancanza di spazi di studio e socialità, l’università continua a rispondere con una chiusura impacciata e senza spiegazione. Questo è il primo passo, perché oggi pretendiamo soluzioni”.

Cambiato recentemente il rettore (è notizia di qualche settimana fa l’elezione di Antonella Polimeni, ndr) gli studenti aspettano una “rivoluzione”: “Simbolicamente a ridosso della giornata del 25 Novembre – dice Vittoria, tra gli altri in occupazione – la svolta amministrativa la vogliamo vedere nei fatti, nella pratica di tutti i giorni, nella quotidianità della nostra vita accademica. Vogliamo che la nuova rettrice prenda una posizione netta sulle centinaia di casi di violenza perpetrati in tutte le facoltà, sulla mancanza di uno sportello antiviolenza universitario, sulle discriminazioni di genere perpetrate ogni giorno in ambito accademico. Pretendiamo oggi che vengano aperti sportelli antiviolenza e un consultorio dentro la città universitaria, aule studio e spazi di aggregazione e socialità”.

“Siamo gli studenti e le studentesse che oggi si trovano costrette a fare didattica a distanza, che pur continuando a pagare le tasse non possono accedere agli spazi dei propri atenei. Siamo i dottorandi e le dottorande – dicono rivolgendosi al nuovo rettore – che con le biblioteche chiuse hanno difficoltà a portare a termine il loro percorso di ricerca. I giovani e le giovani a cui da tempo non viene più garantito nessun tipo di diritto allo studio. Stanchi di subire questa situazione e oggi pretendiamo risposte, per mesi chiuse in spazi che, spesso, ci hanno costretto a rapporti familiari violenti, alla cura delle nostre famiglie e a un aumento esponenziale di violenza domestica. Siamo stanche di non avere lo spazio per liberarci dalle briglie di mura domestiche per molte asfissianti, di studiare, lavorare e curare le nostre famiglie, siamo stanche di dover pagare sui nostri corpi le scelte di un governo e di un’amministrazione universitaria che non ci considera”. (di Silvia Mancinelli)