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Coronavirus: Miozzo (Cts), ‘diritto alla scuola è un imperativo’ 

Covid, Miozzo: Diritto alla scuola è un imperativo

(Afp)

Pubblicato il: 30/11/2020 08:16

“Ho la posta elettronica invasa da messaggi di genitori che mi raccontano le difficoltà e i drammi dei loro figli. Non ci rendiamo conto che la nostra incapacità di trovare soluzioni al problema della scuola sta aiutando a costruire una generazione di ragazzi fragili ed insicuri”. Così, sul problema delle scuole chiuse a causa dell’emergenza Covid, Agostino Miozzo, che, in un’intervista con la Stampa, precisa che “sul ritorno a scuola non esprimo un pensiero personale ma quello del coordinatore del Cts che riflette il pensiero di tutti i colleghi del comitato e della comunità scientifica internazionale. Il diritto alla scuola dovrebbe essere un imperativo nel nostro Paese ma constatiamo ancora ritardi nell’organizzazione dei trasporti, nello scaglionamento degli orari piuttosto che nelle verifiche sanitarie”.

“Noi del Cts – prosegue il coordinatore del Comitato tecnico scientifico – abbiamo iniziato a mettere a verbale questi suggerimenti a fine aprile per dare una risposta alle necessità della scuola. Se dipendesse da me avrei riaperto le scuole da tempo, e oggi non posso che essere solidale con i ragazzi, fanno bene a protestare. Vorrei poter scendere anch’io in piazza con loro, convinto come sono che la didattica a distanza sia un eccellente strumento pedagogico, molto utile in situazioni di emergenza, ma non può essere l’escamotage, la scorciatoia alla nostra evidente incapacità di riorganizzare un percorso scolastico tradizionale compatibile con l’epidemia in corso”.

“Posticipare la riapertura dei licei di un altro mese – dice ancora Miozzo – deve prevedere l’impegno serio e strutturato di tutto il sistema. A questo proposito devo dire che è difficile accettare l’idea che si consideri la scuola solo una responsabilità del ministro dell’Istruzione. Il buon funzionamento del sistema scolastico riguarda l’intero Governo, nessun ministro escluso. Una positiva indicazione deriva oggi dall’ipotesi suggerita dalla ministra Azzolina di vedere mobilitati, almeno per le città metropolitane, gli Uffici Territoriali del Governo, le prefetture, che dovrebbero diventare il punto di riferimento per tutte le istituzioni e strutture territoriali competenti a disegnare uno scenario di sicurezza prima, durante e dopo l’ingresso a scuola. Mi auguro che i prefetti sapranno dare quel necessario stimolo e una decisa accelerazione al processo di coordinamento delle istituzioni per trovare soluzioni”.

Riguardo le resse nei centri commercial, il coordinatore del Cts dice che è “vergognoso. Quando si vedono scene come queste non si può fare a meno di pensare che non ci sia ancora piena consapevolezza del dramma che l’intero Paese sta vivendo. E in questo momento sembra evidente che la scuola sia la vittima sacrificale della nostra società; è molto più semplice chiudere una scuola che ritardare l’apertura di un nuovo centro commerciale, anche perché i ragazzi non votano. Dobbiamo sforzarci di capire che siamo ancora nel pieno della pandemia. Anche se oggi vediamo una flebile luce in fondo al tunnel, il numero dei morti e dei contagi è ancora elevatissimo, e l’incidenza dei positivi sulla popolazione è di molte volte superiore rispetto a quella che viene indicata come soglia per tenere l’epidemia sotto controllo”.

Quanto al Natale, aggiunge che “dovrò rinunciare anch’io a vedere i miei figli e le mie nipotine che non vedo da quasi un anno. È un dolore terribile ma so che se domani incontrassi uno dei miei figli, avrei davanti a me un potenziale pericolo. Non c’è nulla di meglio di pranzi in famiglia, tra parenti che non sono conviventi, per provocare un’impennata di contagi. Quindi saremo da soli io e mia moglie, faremo molte chiamate via Skype e cercheremo di compensare la tristezza che ci deriva dal momento in questo modo. Mi dispiace molto che si sia immaginato di vietare l’apertura dei ristoranti a Natale e nelle giornate di festa. Trovo che sia un provvedimento poco illuminato anche perché in fondo il ristorante è un po’ come la scuola, un luogo dove sei costretto a rispettare le regole della prudenza e del comportamento corretto. I ritrovi domestici sono invece propedeutici al rilassamento e alla mancanza del rispetto delle regole di cui parliamo costantemente”.