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Governo, strada in salita: caso Cesa tegola su trattative  

(Adnkronos)

E’ una tegola che cade sulla strada dei ‘costruttori’, fermando i negoziati. E manda in fibrillazione il M5S, “perché va bene tutto, ma a tutto c’è anche un limite”, uno degli sms che gira nelle chat dei parlamentari grillini. Il blitz in Calabria contro la ‘ndrangheta, che ha portato alla perquisizione della casa romana del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, dimessosi immediatamente dai vertici del partito, rende ancor più complessa la partita dei ‘volenterosi’, da raccogliere in Senato sotto il simbolo dell’Udc, di fatto costruendo una quarta gamba al governo Conte.

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Quarta gamba che al momento non c’è, e che trova l’ennesima battuta d’arresto. “Siamo rimasti senza interlocutore, perché di fatto le trattative noi le portavamo avanti con Cesa”, dice all’Adnkronos uno dei ‘pontieri’ in prima linea per mettere in salvo il governo. Convinto che il banco sia a un passo dal saltare. “Conte si è speso martedì, per il voto di fiducia in Senato – dice – ma ora è sostanzialmente fermo. Non può aspettarsi che le firme dei senatori ‘volenterosi’ planino spontaneamente sul suo tavolo, deve spendersi in prima persona, chiamarli uno a uno e dare garanzie che al momento non ci sono”.

Perché dal premier, ma anche da parte della squadra di governo, soprattutto dai ministri in quota M5S, ci sono resistenze fortissime sulla strada del Conte ter. “Ma non si possono fare le nozze coi fichi secchi… -osserva lo stesso ‘pontiere’ – a meno che il presidente del Consiglio non stia battendo un’altra strada”. “La speranza è che Iv si spacchi – suggerisce un ministro del governo Conte – e una parte consistente dei renziani torni nelle file del Pd, puntellando la maggioranza nel modo meno traumatico possibile per il governo”. In sintesi una guerra di nervi, dove sarà decisivo capire chi cede prima, se Iv o la maggioranza.