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Coronavirus, wedding planner in crisi nera: ‘zero matrimoni, 2021 sospeso si guarda a 2022’ 

Coronavirus, wedding planner in crisi nera: 'zero matrimoni, 2021 sospeso si guarda a 2022'

Pubblicato il: 24/11/2020 18:24

”Una situazione drammatica. Ho appena fatto una call con altri colleghi del settore e siamo tutti sulla stessa linea: zero richieste e un carico di lavoro non retribuito”, racconta la wedding planner Ilaria Badalotti, da 12 anni nel settore con la sua agenzia milanese ‘Le Mille e una nozze’ (”sposi per lo più milanesi ma a Milano non si sposa nessuno piuttosto sul lago di Como o in Liguria). ”La maggior parte dei matrimoni sono stati annullati, che vuol dire soprattutto posticipati a data da destinarsi. Il tutto per noi si traduce in un azzeramento delle entrate, per mesi abbiamo lavorato gratis solo per annullamenti e varie. Avevo otto matrimoni, alcuni di sposi che vivono all’estero e avevano scelto l’Italia per il grande evento: il 20% sono stati annullati, gli altri posticipati a data da destinarsi”.

‘20% annullati, gli altri posticipati a data da destinarsi’ – Stessa situazione anche per la wedding planner Anna Chiatto, titolare dell’omonima agenzia con base a Roma e un core business che si divide a metà tra stranieri e italiani. ”Quest’anno ho fatto un solo evento, un matrimonio ad agosto, dei ‘pazzi’ che ci credevano davvero e non gli importava di fare le foto con la mascherina. Per il resto il 20% erano clienti esteri e sono stati annullati, hanno deciso di non sposarsi in Italia, gli altri sono stati posticipati al prossimo anno. Secondo gli ultimi dati si stima una perdita per tutto il settore e l’indotto di 35 miliardi”. Ancora più difficile la situazione nel destination wedding, il ramo del wedding che riguarda gli stranieri che scelgono di sposarsi in Italia. ”Una situazione drammatica – la definisce la destination wedding planner Emma Bifulco, titolare della Emma Events – Lavoro sulla costiera amalfitana, la destinazione che va per la maggiore tra gli americani. Il 40% dei matrimoni che avevo è stato annullato, un 60% posticipato al 2021 ma in questi mesi stanno arrivano altre cancellazioni, resterà solo un 10%. In sintesi sto lavorando su fine 2021 ma soprattutto sul 2022”.

Crisi nera, dunque, con poche speranze di aiuti. ”Nel primo lockdown sapevo che le priorità per il mio paese erano altre, bisognava gestire altri tipi di imprese – afferma Chiatto – ma in questa seconda ondata mi sono sentita persa, eravamo quelli sacrificabili. Per noi non è stata solo fermata una stagione ma un intero lavoro di programmazione che solitamente dura un anno. Quando ci dicono che bisogna vivere nel presente per noi è una beffa”. ”Nel decreto ristori ci sono aiuti al settore ma si basano tutti su calo del fatturato del mese di aprile – dice Badalotti – Il nostro è un lavoro stagionale, bisognerebbe basare l’attività su un anno intero, farlo su un solo mese è assurdo”. Badalotti al momento ha cercato di reinventarsi con uno shop on line di strumenti per il business, moduli o testi utili per la formazione e il wedding. ”Non mi svolta la vita ma è un modo per mettere a frutto la mia esperienza”. Chiatto, invece, dice di andare avanti conscia del ”tempo limite di sopravvivenza della mia attività, il mio 2019 è stato molto florido e mi ha permesso di resistere”.

”Pochissime richieste per 2021, si guarda al 2022” – Ora si spera nella primavera o nella prossima estate ma soprattutto si guarda al 2022. ”Le richieste per il 2021 sono pochissime – dice Badalotto – qualcuna in più per il 2022 ma c’è una clima di attesa. Non credo sarà più il tempo di matrimoni con 200 persone, neanche a marzo, la regola per noi ora è quella di prospettare una nuova normalità: un matrimonio può essere bellissimo anche rispettando il distanziamento e con 30-50 persone”. Anche per Chiatto inizia ad esserci ”qualche richiesta ma non per il 2021 solo per il 2022. Continuo a credere che i matrimoni si possono fare ma serve il buon senso degli sposi e di chi organizza, dobbiamo abituarci alla normalità di nuove regole. Realisticamente ci dobbiamo abituare a matrimoni non dico con 30 persone, che in Italia è utopistico, ma non più di 80”.